Per chi pratica sport è importante monitorare costantemente la propria salute, anche eseguendo periodicamente esami al sangue per verificare eventuali carenze. Tra queste, una delle più significative è la carenza di ferro, uno dei costituenti dell’emoglobina e della mioglobina che sono adibiti al trasporto dell’ossigeno.

La diretta conseguenza della carenza di ferro è la riduzione della concentrazione di emoglobina nel sangue e, di conseguenza, delle capacità prestative dell’atleta. I primi sintomi della carenza di ferro sono riscontrabili in una riduzione della forza e in un progressivo calo di potenza e resistenza aerobica. Per questo motivo, questa carenza è più evidente negli atleti che praticano sport di resistenza come la maratona o il ciclismo, e in generale tutti gli sport aerobici.

Le principali cause di carenza di ferro nel sangue sono da ricondursi ad un insufficiente apporto attraverso l’alimentazione, ad un limitato assorbimento gastrointestinale, all’aumento della sudorazione e, nelle donne, ad abbondanti cicli mestruali.

La carenza di ferro prende il nome di anemia e va verificata attraverso tre valori clinici presenti nelle analisi del sangue:

– la sideremia, che rappresenta la concentrazione di ferro nel sangue (ha valori inferiori a 70mg/dl);

– la ferritina, che indica la quantità di ferro depositata nell’organismo (50mg/dl);

– la transferrina, proteina che ha il compito di trasportare il ferro all’interno dei vari organi (superiore a 200mg/dl).

Quando si parla di anemia, bisogna considerare quali dei tre valori sopra indicati risulta alterato e bisogna agire di conseguenza. Ad esempio, se a risultare bassi sono la sideremia e la ferritina, allora è possibile rientrare nella norma assumendo acido folico e vitamina B12. In ogni caso è assolutamente consigliabile rivolgersi al proprio medico, che saprà indicare la corretta terapia per eliminare le carenze presenti nell’organismo. L’assunzione impropria di ferro può provocare disturbi al fegato, diabete e cirrosi epatica.

Per un atleta che pratica endurance, è importante seguire una dieta che favorisca un apporto di ferro pari a 12-16 mg/die per gli uomini e a 17-23 mg/die per le donne. Il ferro viene assorbito a livello intestinale. Tuttavia esistono alcuni fattori in grado di aumentare o di ridurre l’assorbimento di questa sostanza.

E’ possibile fare una distinzione in ferro EME (Fe 2+) e ferro NON EME (Fe 3+). Il ferro EME si trova nella carne e nel pesce, mentre il ferro NON EME è contenuto nei vegetali, nella frutta, nei cereali e nelle uova. La teina, la caffeina e le fibre riducono l’assorbimento intestinale di ferro, mentre la vitamina C ne aumenta l’assimilazione e la funzione.

Salvatore Pisana

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