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di Stefano Aglieri

Stare bene è il primo passo per correre meglio: ecco alcuni gruppi di esami ematici utili al runner per controllare il suo stato di salute.

Quante volte capita di sentire i discorsi della gente che sulla metropolitana o al bar parla di esami del sangue da fare per sapere come va il colesterolo, piuttosto che i globuli rossi, oppure per controllare se una determinata terapia sta funzionando oppure no. Questo prelievo di sangue, anche un po’ fastidioso se non addirittura temuto, che ogni tanto il medico ci prescrive per verificare molti parametri, in realtà può essere preziosissimo per le informazioni che può fornirci sullo stato di salute del nostro corpo.

Perché si fanno e a cosa servono gli esami del sangue?

Nel sangue è contenuto un numero molto elevato di elementi e la maggior parte di queste sostanze, con adeguati procedimenti in laboratorio, può essere individuata e misurata. Quindi, i valori di ogni sostanza che è presa in considerazione con un prelievo ematico possono essere utili indicatori dello stato di salute dei vari organi e apparati del corpo umano. Il laboratorio di analisi utilizza valori numerici di riferimento (scientificamente validati) per ogni sostanza misurata, di conseguenza possiamo sapere se questa è presente entro i valori stabiliti oppure al di fuori (sia in eccesso sia in difetto).

Perché è consigliabile che i runner facciano esami del sangue? La risposta più immediata è che facendo attività fisica intensa è meglio controllare che tutto sia a posto, ma anche per verificare che la pratica sportiva assidua non stia determinando qualche problema all’equilibrio dell’organismo. Infatti, se è vero che la corsa fa stare bene psicologicamente e fisicamente e aiuta a prevenire molte malattie, è anche dimostrato che molto esercizio fisico qualche volta può far male; se ciò è soprattutto riferito agli atleti di elite che fanno dello sport un lavoro, non è da trascurare la fascia di sportivi amatoriali che si impegnano tanto e che in molti casi si allenano quasi come professionisti.

Quali esami per il runner?

Fare un elenco degli esami che possono servire può essere poco interessante e  poco utile. Infatti, l’elenco sarebbe lungo e del tutto aspecifico. Meglio focalizzarsi su alcune situazioni che in particolare fanno al caso del podista. Di seguito alcuni gruppi di esami riuniti a tema in modo mirato; precisiamo che si tratta solo di esempi, da non seguire alla lettera, ricordando sempre di fare riferimento al medico di fiducia per approfondire.

  1. Emocromo completo, sideremia, ferritina, transferrina
  2. Esame urine, creatininemia, azotemia, elettroliti (sodio, potassio, cloro, magnesio)
  3. Dosaggi ormonali (es: testosterone, TSH…)
  4. Cpk, ldh, indici di funzione del fegato (ast, alt, gammaGt, fosfatasi alcalina, bilirubina).

 L’opzione 1) si esegue nel caso di verifica di anemia o di sintomi che possono suggerire/far sospettare tale ipotesi. Con questi esami valutiamo il numero di globuli rossi e il contenuto di emoglobina, oltre ai globuli bianchi e alle piastrine; serve soprattutto per verificare uno stato di anemia e il ferro corporeo sia quello disponibile all’utilizzo sia le scorte: è noto quanto questo elemento sia indispensabile nel fabbricare i globuli rossi deputati a un corretto equilibrio del sistema di trasporto di ossigeno nel corpo umano; può essere carente ma anche presente in eccesso (troppo accumulo) e perciò un controllo di routine, ogni tanto, sarebbe opportuno.

Nel caso 2) si valuta la funzione dei reni e del sistema idroelettrolitico; capiamo quanto sia importante, specie nei periodi caldi, che i liquidi corporei vengano equilibrati rispetto alle perdite con sudorazione, urine e respirazione. Allora, soprattutto d’estate, può essere interessante sapere che i reni stiano funzionando bene e verificare che i principali minerali del nostro corpo siano presenti secondo normali valori di riferimento.

Con l’ipotesi 3) si entra nel campo del funzionamento delle ghiandole del corpo umano (tiroide, surreni, paratiroidi, ipofisi ecc.) e anche in un tema tanto scottante quanto sempre molto dibattuto: il doping farmacologico. Non è la sede adatta, ma solo per accennare che abbiamo la possibilità di dosare nel sangue e anche nelle urine i valori di sostanze che possono essere indicative appunto dell’uso di doping. Ma soprattutto i dosaggi ormonali possono aiutarci a diagnosticare una patologia endocrina che si può manifestare subdolamente, con disturbi poco specifici che possono però alterare la prestazione del runner.

Se compaiono frequentemente dolori muscolari diffusi eccessivi rispetto a sedute di allenamento poco intense o addirittura di scarico, può essere bene fare indagini mirate alla presenza di una miopatia (ossia di sofferenza muscolare e ne esistono di vari tipi) oppure a una problematica a carico del fegato soprattutto quando si associa facile affaticabilità e/o difficoltà digestiva. È l’ipotesi 4), non sono situazioni così frequenti e vanno affrontate su parere specialistico.

Stefano Aglieri, specializzato in Medicina dello sport, dirige l’Unità Operativa di Riabilitazione Cardiorespiratoria di Humanitas Research Hospital di Rozzano dal 2009